Luca era gay

Rimetto i panni di animatore del forum, come spesso faccio, per proporre un nuovo stimolante tema di discussione e crescita personale e culturale.

Sono capitato di recente su questo articolo di blog, linkato anche da Wikipedia:
https://lucatrevisan.wordpress.com/2012/07/02/turing-centennial-post-4-luca-trevisan/
Questo signore, per chi non lo avesse mai sentito nominare (e perché mai avreste dovuto, non è mica Malgioglio!), è Luca Trevisan: un eminente teorico della complessità di origini italiane che insegna a UC Berkeley, dichiaratamente gay dal 2000.

La mia riflessione, lasciando da parte il banale ormai inflazionatissimo ritornello del "ha fatto coming out, che bravo, ora è Turing-completo, etc.", è di tipo più sgarbiano. In anni recenti mi è stato chiesto almeno una ventina di volte, da istituzioni nord-americane varie a cui ho mandato il mio curriculum, se mi qualificassi come appartenente a una "minoranza sessuale", ovvero gay, lesbica, transessuale, bisessuale, pansessuale, queer, ermafrodita, e chi più ne ha più ne metta. Sembra che in certi ambienti lavorativi, soprattutto quelli istituzionali che tengono molto all'immagine di facciata che danno al mondo, si debba assumere obbligatoriamente una certa quota di minoranze varie, siano esse razziali (i cosiddetti nativi americani sono gettonatissimi!), sessuali, e addirittura minoranze mentali. Al punto che le università nei bandi di concorso hanno una formuletta standard con cui dichiarano di privilegiare candidati con disabilità fisiche e mentali, tipo sindrome di Down. Ora lasciamo perdere il controsenso di volere espressamente che un professore sia un menomato mentale... in molte facoltà potrebbe non notarsi la differenza, quindi soprassederei su questo.

Venendo al punto, mi chiedo quanta gente scelga di marciare su questa tendenza per avere quel piccolo margine sulla concorrenza che non guasta mai. Se io mi dichiarassi per esempio mansessuale (uno che fa sesso con la mano, presumo), sarei assunto più facilmente da un'università magari mediocre ma che vuole mettere l'accento sulla diversità e la tolleranza? Secondo me è un discorso che molti candidati e candidate fanno nelle loro testoline mentre si rasano una tempia e si colorano l'altra di verde. Con ciò non voglio dire che il buon Luca sia uno di questi soggetti, perché lui ha fatto coming out quando era già un pluripremiato ricercatore, e ha usato la sua notorietà nell'ambiente per veicolare un messaggio, e non viceversa. Ma il suo racconto e soprattutto l'entusiasmo che descrive nei suoi colleghi mi ha dato il la per questa riflessione.

Forse essendo immerso in quest'ambiente non vedo la cosa con un occhio abbastanza distaccato e neutrale. Voi che impressioni avete?

Comments

  • YmirYmir Posts: 183
    edited January 2017
    le università nei bandi di concorso hanno una formuletta standard con cui dichiarano di privilegiare candidati con disabilità fisiche e mentali, tipo sindrome di Down.
    Intendevi tutelare, non privilegiare, vero? non ha senso °-°

    È una questione complicata... a primo impatto, mi viene da dire che imporre quote per le minoranze (non minorati mentali, quello è un discorso a parte) ormai dovrebbe essere una risposta anacronistica ad un problema vecchio. Poi, prendiamo il mio caso: donna e bisessuale. Troverei raccapricciante essere assunta grazie alle quote rosa o alle quote per LGBTetc, ognuno deve guadagnarsi il suo posto. D'altra parte, ci sono davvero dei casi in cui la discriminazione esiste e là dove l'educazione non può più fare niente, è necessario imporre le cose dall'alto. Quindi, se io fossi in alto e dovessi decidere tra il ledere l'orgoglio di qualcuno e salvare altri da un'ingiustizia, sceglierei la seconda, imponendo le quote per le minoranze, con la speranza che, col tempo e con l'educazione delle nuove generazioni, si possano eliminare. La cosa però può far scaturire nuove ingiustizie: ci sarebbe da vedere se oggi (soprattutto in America, dove sembra siano molto, esageratamente attenti a essere politically correct, come mostri tu con quello che hai raccontato) sono di più i casi in cui le quote salvano qualcuno di meritevole da un'ingiustizia oppure quelli in cui a qualcuno di migliore viene negato il posto solo perché ci sono le minoranze da assumere.
    C'è ancora bisogno delle quote per le minoranze?
    Cos'è quest'ossessione della tolleranza fino al ridicolo che c'è spesso negli Stati Uniti? senso di colpa?
    Poi se qualcuno si approfitta del sistema (quoto: sarei assunto più facilmente da un'università magari mediocre ma che vuole mettere l'accento sulla diversità e la tolleranza? Secondo me è un discorso che molti candidati e candidate fanno nelle loro testoline mentre si rasano una tempia e si colorano l'altra di verde ), boh, non lo farei, ma non me la sento di biasimarli granché, se ci sono le esagerazioni che descrivi, però sono ancora altre ingiustizie generate dalle quote. Bisognerebbe vedere se oggi ne vale la pena. A parte i casi di ostentazione di tolleranza, ci sono ancora tutte queste discriminazioni per le minoranze o siamo progrediti? chissà.
  • MindFlyerMindFlyer Posts: 436
    edited January 2017
    Ymir wrote: »
    Intendevi tutelare, non privilegiare, vero? non ha senso °-°

    Riguardo al tutelare vs. privilegiare, intendevo esattamente quello che ho detto: privilegiare. Il riferimento alle disabilità fisiche e mentali si trova ovunque. Ecco un esempio tratto da qui:
    The Saskatchewan Human Rights Commission (SHRC) has approved education and employment equity programs for four groups: women in management and nontraditional occupations, persons of Aboriginal ancestry (Indian, Metis and Inuit), persons with physical and mental disabilities and members of visible minority groups.

    E che cos'è questo employment equity program? Ogni università canadese ha una pagina di questo tipo che lo spiega:
    Under the Federal Contractors Program requirements, the university’s employment equity plan must include:

    * measures for removing all barriers identified in your employment systems review;
    * positive policies and practices to ensure that all employees, including designated group members, can work in a positive and equitable workplace;
    * special measures targeted to increase the representation of under-represented designated groups;
    * short-term hiring and promotion goals to eliminate under-representation;
    * long-term representation goals that commit the University to achieving full representation;
    * clear time frames and accountability measures; and a system for monitoring and revising the plan.

    In poche parole, quote rosa per 4 categorie di persone, inclusi quelli con disabilità fisiche e mentali. Questa cosa viene poi ribadita in ogni singolo bando di concorso, con una formuletta come questa:
    The University of Toronto is strongly committed to diversity within its community and especially welcomes applications from racialized persons / persons of colour, women, Indigenous / Aboriginal People of North America, persons with disabilities, LGBTQ persons, and others who may contribute to the further diversification of ideas.

    Discriminazione al contrario: se sei una minoranza, sei specialmente benvenuto. Se non lo sei, non sei specialmente benvenuto, e son tutti cazzi tuoi. Mi ricorda il discorso che facevo qui.

    Ymir wrote: »
    Bisognerebbe vedere se oggi ne vale la pena. A parte i casi di ostentazione di tolleranza, ci sono ancora tutte queste discriminazioni per le minoranze o siamo progrediti?

    C'è da dire che l'odio per il diverso è nel DNA umano, perché in origine le comunità vincenti e che sopravvivevano alla selezione erano quelle più coese e che lasciavano meno spazio alle tendenze personali. Quindi credo che le discriminazioni delle minoranze si estingueranno con l'uomo (perché non è che come specie abbiamo speranze di evolvere più di così, visti i tempi che servono all'evoluzoine, e visto come ci stiamo auto-distruggendo in tutti i modi possibili a una velocità pazzesca).

    Ymir wrote: »
    Cos'è quest'ossessione della tolleranza fino al ridicolo che c'è spesso negli Stati Uniti? senso di colpa?

    Sicuramente sì. Guarda come abbiamo fatto con i nativi americani. Prima distruggiamo voi, la vostra identità, e la vostra cultura. Quando abbiamo la dominanza assoluta, della vostra civiltà sono rimasti i musei e quattro barboni che girano per strada, ed è ovvio che non vi potrete più riprendere, allora diamo sfogo ai sensi di colpa e vi facciamo vedere che siamo anche magnanimi, e iniziamo a darvi i sostegni economici e i posti di lavoro garantiti.
  • MindFlyerMindFlyer Posts: 436
    edited January 2017
    MindFlyer wrote: »
    l'odio per il diverso è nel DNA umano, perché in origine le comunità vincenti e che sopravvivevano alla selezione erano quelle più coese e che lasciavano meno spazio alle tendenze personali. Quindi credo che le discriminazioni delle minoranze si estingueranno con l'uomo

    Su questo c'è da aggiungere un dato: il Canada è un paese che si fregia di essere tollerante e culturalmente libero. Come si concilia ciò col discorso che facevo sopra? Si concilia nel fatto che l'antagonista non è più il negro o il frocio, ma è colui che non si ficca un attaccapanni in culo per tutelare e difendere e proteggere il negro e il frocio di turno da minacce inesistenti. Se dici una cosa un po' storta o usi una parola che può avere connotazioni negative, insomma se non omologhi il tuo pensiero e il tuo linguaggio ai dettami del politicamente corretto, sei bollato come razzista o sessista e sei annientato senza pietà. Quindi business as usual; l'odio per il diverso è più vivo che mai, ma ha solo cambiato forma.
  • Si può discutere sul fatto che meccanismi di inserimento forzato (quote rosa et similia) siano utili/efficaci, posso darti atto che questa recente ondata di attenzione per il diverso e di politically correct sia estremamente ipocrita e a volte persino ridicola (con l'aggravante di aver probabilmente ottenuto l'effetto opposto, favorendo l'affermarsi di forze politiche anti-sistema e spianando la strada a fenomeni come Trump), con un'enorme attenzione alla forma e poca alla sostanza.

    Ma che sia in atto una discriminazione verso chi chiama gli altri "culattoni" o "troie", mi dispiace, non esiste proprio. I suicidi di persone gay sono un fenomeno di origini storiche e proporzioni ancora oggi drammatiche; al contrario non ho notizia di persone che si siano suicidate perché accusate di "politically incorrectness". Fino al 1990 l'omosessualità era considerata una malattia; invece, fino a pochi anni fa, chiamare qualcuno "culattone" non provocava bollature di nessun tipo (era considerata una boutade socialmente accettabile, tanto da trovare largo uso nei film comici per famiglie che il mondo ci invidia, a livelli alti poteva essere considerata al massimo un atto di indelicatezza). Fino agli anni Sessanta (due giorni fa in prospettiva storica) i neri non potevano andare nelle stesse scuole o negli stessi autobus dei bianchi, e ancora oggi sono impallinati dai poliziotti molto più spesso degli altri; non ho notizie di paesi occidentali dove chi usa il termine "negro" abbia subito trattamenti anche vagamente simili. Sempre fino all'altroieri, le donne non avevano diritto di voto in quasi nessun paese occidentale e, specie negli ambienti più arretrati, passavano la vita a fare il maggiordomo di un marito scelto dai genitori; non mi risulta che questa sia mai stata la considerazione sociale di chi apostrofa qualcuno come "troia".

    In breve, parliamo di fenomeni storici comprovati e consistenti, nemmeno lontanamente paragonabili a quello che denunci. Non sono stato in nordamerica e non conosco la situazione nelle università, però mi sembra assolutamente naturale che in ambienti del genere si sanzioni l'uso di termini da osteria, ormai ampiamente riconosciuti come offensivi. Comunque, come ho già detto, sono d'accordo che per certi versi sia diventata un'ossessione che sfiora il ridicolo, e soprattutto che venga data molta attenzione alla forma senza poi cambiare più di tanto la sostanza. Anch'io non sono molto convinto che dare la precedenza alle minoranze nelle assunzioni possa servire a qualcosa, e può darsi benissimo che qualcuno ci marci; però si tratta di una risposta (magari sbagliata) ad un problema reale.
  • MindFlyerMindFlyer Posts: 436
    edited January 2017
    Un'altra cosa che mi preoccupa, e lo dico per completare il quadro, è che adesso molti usano il politically correct come arma per danneggiare o mettere in cattiva luce gente sgradita. Il meccanismo è lo stesso della donna che s'inventa molestie sessuali sul lavoro, per vendetta o per ottenere vantaggi per sé, sapendo che il sistema è ultra-sensibile a queste cose, perché il putiferio e la conseguente gogna mediatica del datore di lavoro sono dietro l'angolo.

    Lasciando stare le mie vicende personali (sulle quali ci sarebbe da divertirsi, ma le tengo per un'altra volta!), ve ne racconto una che è successa a un professore che conosco, quando insegnava a Waterloo (Canada), ed era a una delle sue prime esperienze. Quindi parleremo dei primi anni 2000, credo. Stava spiegando un qualche algoritmo sui grafi, e usava pronomi maschili per riferirsi ai nodi, dicendo parole tipo "he", "him", "this guy", etc. Forse perché traduceva mentalmente dal francese, aveva dimenticato che in inglese esistono anche pronomi singolari neutri, che sarebbero più appropriati per oggetti astratti tipo i nodi di un grafo, specialmente in contesti formali come una classe di scuola. Per questo errore è stato additato e denunciato al rettore da qualche studente indispettito che l'ha accusato di sessismo in classe. Quindi è stato convocato dal rettore, e ha dovuto dare spiegazioni.

    Vi assicuro che per un professore, specialmente alle prime armi, questa è una cosa di un frustrante e umiliante come poche. Cioè il constatare che, di tutto quello che hai faticosamente spiegato in due o tre ore, magari anche mettendoci l'anima, l'unica cosa che è stata recepita è un pronome fuori posto, da uno studente che probabilmente ce l'ha con te per motivi molto più prosaici (tipo un brutto voto), ma prende questi pretesti ridicoli per cercare di screditarti e rovinarti la carriera. E vedere poi come le istituzioni danno peso e seguito a queste illazioni è la ciliegina sulla torta, che poi è anche il motivo per cui la cosa viene strumentalizzata così da gente in malafede.
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